Cos'è? Vuoi fare la folk singer?

"Cos'è? Vuoi fare la folk singer?" è un racconto autobiografico che nasce dal desiderio di mettere in ordine i ricordi e le relazioni tra gli eventi,  tessendo così il racconto appassionato di una musicista e cantante folk innamorata delle canzoni americane che hanno diffuso le idee rivoluzionarie di cambiamento.

In una Milano dove le gonne a fiori e gli zoccoli di cuoio erano i simboli di una spensierata adolescenza lei, quindicenne,  incontra il primo amore, la passione politica, le prime conquiste di indipendenza e si ritrova su un palco con la sua chitarra di fronte ad una platea rapita dalla sua voce calda e soave.

Quella ragazza oggi è diventata una donna coraggiosa, appassionata, amante, guerriera che si racconta e senza timore lascia libere le paure passate: il ricordo di un matrimonio fallito nato per amore e dall'amore per la musica divenuto poi un tunnel buio e scomodo, un pericoloso labirinto la cui via di uscita segna la svolta definitiva di cambiamento e di rinascita. 

Dolori e amarezze che tuttavia hanno lasciato una traccia nel suo seno destro, causandone l'odiosa malattia che impone una nuova lotta e una nuova sfida. E la musica sempre presente come un Angelo Custode che invigorisce e che rigenera energia e fiducia nella meravigliosa vita che premia e che dà se le chiedi.

Un amore che viene da lontano, dagli Stati Uniti incontrato grazie alle canzoni di Cat Stevens e alle nuove tecnologie che cancellano le distanze e che mettono in contatto culture, vite, destini travolgendo ogni barriera e paura. Nulla è impossibile se si è sinceri, veri, semplici e amanti. 

Una frase pronunciata con sarcasmo dal primo marito dà il titolo al libro: una sfida raccolta senza arroganza ma con la tenacia di chi vuole fare ciò che si ama. Si, la cantante folk come Violeta Parra che camminava per ore con la chitarra sulle spalle per andare in un villaggio a imparare una nuova canzone.

Scrivere diventa per la protagonista liberatorio e terapeutico perché la saggezza e il tempo hanno cancellato il rancore e ciò che prima era insopportabile oggi diventa materia di crescita e di profonda riflessione sulla vita e sulla felicità. Le parole disegnano ciò che è stato e restano indelebili per chi vorrà riflettere con lei.

 

Sonia Milan Patton, 11 Settembre 2017

 

ENGLISH

"What is it? Do you want to be a the folk singer?" Is an autobiographical story that stems from the desire to sort out the memories and relationships between events, thus weaving the passionate story of a folk musician and singer in love with the American songs they have widespread revolutionary ideas of change.

In a Milan where flowered skirts and leather clogs were the symbols of a carefree adolescence she, fifteen, meets first love, political passion, the first conquests of independence and finds herself on a stage with her guitar in front to an audience captivated by his warm and soft voice.

That girl today has become a courageous woman, passionate, lover, warrior who tells herself and without fear leaves past fears free: the memory of a failed marriage born out of love and love for music which then became a dark and uncomfortable tunnel, a dangerous labyrinth whose way out marks the definitive turning point for change and rebirth. 

However, pains and bitternesses have left a trace in his right breast, causing the odious illness that requires a new struggle and a new challenge. And the music is always present as a Guardian Angel who invigorates and regenerates energy and confidence in the wonderful life that rewards and gives if you ask for them.

A love that comes from afar, from the United States met thanks to the songs of Cat Stevens and the new technologies that erase distances and bring cultures, lives, destinies into contact overwhelming every barrier and fear. Nothing is impossible if one is sincere, true, simple and loving. 

A sentence pronounced sarcastically by the first husband gives the title to the book: a challenge gathered without arrogance but with the tenacity of those who want to do what they love. Yes, the folk singer like Violeta Parra who walked for hours with the guitar on her shoulders to go to a village to learn a new song.

Writing becomes liberating and therapeutic for the protagonist because wisdom and time have erased resentment and what was previously unbearable today becomes a matter of growth and profound reflection on life and happiness. The words draw what has been and remain indelible for those who want to reflect with her.

Sonia Milan Patton, September 11th, 2017

Perchè raccontarmi

Da tempo pensavo di scrivere in una specie di diario la mia vita. Ciò che è stato e ciò che è nato dalle scelte, dagli incontri casuali che si sono susseguiti nell'arco degli anni fino ad oggi.

Questo mio scritto è più che altro una messa nero su bianco dei miei ricordi e così come si fa con i ricordi, si salta da un evento all'altro così come la mente libera esplora le emozioni che i ricordi ti evocano e così come gli eventi della vita in fondo sono collegati anche a distanza di tempo.

E' tutto vero, scritto con onestà senza aggiungere fantasie, con l'intenzione di lasciare un segno del tempo passato e che non tornerà più. Spesso avrei voluto farlo tornare indietro il tempo per chiedere scusa ai miei genitori che ho allontanato mio malgrado per alcuni anni.

Ma non posso farlo.

Posso invece lasciare una testimonianza di amore e di speranza, perchè anche le peggiori esperienze possono fare crescere e aiutare a dirigere le proprie scelte in una diversa direzione così da potere godere delle bellezze innumerevoli della vita, tra cui metto al primo posto i miei figli che amo immensamente e che mi hanno reso orgogliosa di essere la loro mamma. Al secondo posto metterei la musica che è stata la costante nei miei giorni e che mi seguirà anche nel tempo futuro e oltre, in quel momento in cui forse il buio scenderà sul palcoscenico della vita per aprire chissà, speriamo, un diverso capitolo. La musica mi ha sorretto nei momenti più bui, mi ha fatto sorridere e piangere di commozione e mi ha fatto incontrare il compagno che mi ha regalato gioia e complicità e che continua con me in questo cammino alla ricerca della felicità, assaporando ogni giorno ed ogni notte.

Ho preso coraggio e ho deciso di inserire un pò per volta le pagine che ho scritto a cominciare dal 2016 che riguardano la mia vita e la sua storia.

Ogni venerdì aggiungerò un pezzo, un paragrafo, un momento che ha segnato lo svolgersi delle giornate. Spero che sarete in molti a leggerlo e che ne trarrete ciò che meglio crederete di vedervi!​

 

ENGLISH 

For a long time I thought of writing my life in a kind of diary. What was and what was born from the choices, from the casual encounters that have taken place over the years to nowadays.

This my writing is more like a black and white picture of my memories and as it is done with memories, one jumps from one event to another just as the free mind explores the emotions that memories evoke and as well as events of life at the bottom are connected even after some time.

It is all true, written honestly without adding fantasies, with the intention of leaving a mark of what has been and which will never come back. I would have often liked to make it turn back to have the time to apologize to my parents who I have reluctantly ignored for a few years. But I can't do it.

Instead, I can leave a testimony of love and hope, because even the worst experiences can make you grow and help to direct your choices in a different direction so that you can enjoy the countless beauties of life, considering my children who I love them immensely first, since they make me feel so proud to be their mom. In second place I would put the music that has been the constant companion in my days and that will follow me even in the future and beyond, in that moment when perhaps the darkness will come down on the stage of life to open who knows, let's hope, a different chapter. Music supported me in the darkest moments, made me smile and cry with emotions and made me meet the companion who gave me joy and complicity and who continues with me on this journey in search of happiness, savoring every day and every night.

I took courage and decided to insert the pages I wrote a little at a time, starting in 2016, which concern my life and its history.

Every Friday I will add a piece, a paragraph, a moment that marked the unfolding of the days. I hope you'll be many to read it and you will derive what most you find in it!

Sonia Milan Patton

 

Cos'è? Vuoi fare la folk singer?

 

Quelle parole rimbombavano tetre nella grande casa del 1600 con i muri di sasso e mattone. Era come se venissero amplificate da quelle pareti che un tempo mi erano sembrate il rifugio perfetto, la casa dolce casa che tutti sognano di avere. In quel momento invece lì tutto sembrava immobile, nero e denso, senza futuro, a parte la straordinaria forza d’animo che sentivo crescere. 

"Cos'è? Vuoi fare la folk-singer?" mi chiese guardandomi negli occhi.

"Si" risposi semplicemente, con la consapevolezza che segue a mesi di riflessioni tormentate e sofferte.

Non sapevo ancora come e cosa avrei fatto. Ma ero certa di una sola cosa: non avevo più paura.

Avevo raggiunto l’apice del nulla ed ora qualcosa era cambiato dentro di me. Dopo anni di umiliazioni soffocate per il quieto vivere della famiglia mi sentivo finalmente forte e capace di affrontare una nuova vita colma di tutto ciò che amavo e che avevo costruito in 41 anni di lavoro e di passione per la musica.

Quelle parole pronunciate con sarcasmo e con sfida erano uscite dalla bocca di mio marito. Le aveva pronunciate quando finalmente mi ero decisa a dichiarare che non avrei mai più tollerato gli insulti gratuiti, le botte nascoste per molto tempo: io non avevo più paura ed ero pronta ad accettare le conseguenze di un cambiamento radicale.

Provavo anche un 'intensa sofferenza per lui, che era stato un tempo il mio amico, il mio confidente e che poi era diventato il mio tiranno. Capivo il fallimento del nostro matrimonio e di tutto ciò che avevamo costruito lavorando duramente e intensamente per oltre 26 anniCi sono persone che incrociano il tuo destino per caso e che in determinati momenti della vita arrivano al momento giusto per offrirti un gesto, un'idea e che ti aprono un nuovo mondo o una nuova opportunità. La mia amica coreana mi aveva insegnato un gesto: sollevavo la mano destra all'altezza del volto, la mano aperta con il palmo rivolto verso chi volevo tenere lontano e pronunciavo ad alta voce, qualunque cattiveria mi stesse dicendo: "non è un mio problema, è un problema tuo". Quella mano alzata era uno scudo, un muro di protezione che non permetteva a niente e nessuno di ricacciarmi in quella sensazione di impotenza e di paura in cui avevo vissuto per molto tempo.

Per anni avevo sofferto dietro alla finestra aspettando con timore il rumore del motore del pulmino che tornava e che parcheggiava di fronte casa. La cena doveva essere pronta e tutto doveva essere sulla tavola. Se dimenticavo di portare il pane era perché a me non importava di insegnare ai ragazzi che il pane era fondamentale. Negli ultimi tre anni di matrimonio quasi ogni sera era un incubo e vedevo le facce dei miei figli chini sui piatti, tristi e impauriti.

La mia grande amica Monica una volta, molti anni prima, mi aveva detto che mio marito aveva una lama al posto della lingua e che la usava per umiliare e per offendere gratuitamente. Era vero. Più volte gli avevo sentito dire cose irripetibili, offensive e cattive tipo 'tu per me sei carne da cimitero' come aveva detto a suo padre per telefono durante uno stupido litigio. O come aveva detto a me pochi giorni prima del mio terzo parto "quando nasce quel bastardo chiami un carro bestiame per andare in ospedale" facendo cadere giù con un gesto di stizza tutti i libri della libreria a muro che avevamo ricavato nell'anfratto della parete nel lungo corridoio che portava alle camere da letto in quella grande casa del '600 di sassi e mattoni che un tempo avevo pensato sarebbe stata la mia casa per sempre. Le ragioni dei suoi scatti di ira erano spesso dovuti a stupidi ragioni come la mancanza di carta igienica in bagno, la pinzetta delle sopracciglia che non era stata rimessa al proprio posto, cose di questo tipo. Lui non tollerava queste disattenzioni. Erano diventate un'ossessione.

Era un dramma se si dimenticava di mettere un fazzoletto nella tasca dei pantaloni e se succedeva incolpava me, ero sempre io la causa delle sue distrazioni e delle sue "mancanze".

Ricordo come fosse ieri gli occhi del nostro primogenito: eravamo in superstrada su un'auto prestata da un amico poiché il pulmino era in riparazione. Stavamo cercando un'automobile di seconda mano. Era inverno e pioveva forte. Lui guidava e io e mio figlio che a quel tempo aveva tre anni, eravamo seduti dietro. Una delle sue teorie si basava sul fatto che siccome lui stava guidando io dovevo comunque contribuire in qualche modo, non tollerava il mio temporaneo "fare nulla" in quel momento. Quindi riteneva me responsabile del fatto che non ero riuscita a capire che uscita dovevamo prendere per raggiungere il concessionario di auto usate che si vedeva dalla superstrada. Ricordo che cominciò a inveire contro di me insultandomi (la sua espressione preferita era mongoloide) e nel farlo mi guardava dallo specchietto retrovisore. Girai la faccia verso mio figlio che stava seduto vicino a me sulla sinistra. Aveva gli occhi terrorizzati e colmi di lacrime e io non avevo il coraggio di dire una parola. Quindi gli misi un braccio intorno alle spalle per consolarlo leggendogli un'infinita tristezza in quegli angoli della bocca rivolti all'ingiù e mio marito si arrabbiò ancora di più, dicendo che io stavo coalizzandomi contro di lui usando il bambino.

Voltò il senso di marcia e tornammo a casa. Io sconfitta, mio figlio smarrito e lui furioso. Un grande rancore e un'immensa rabbia che inghiottivo quasi ogni giorno si depositava in qualche angolo del mio corpo.

Questo stato di terrore aveva creato in me una completa sfiducia in me stessa, incapace di reagire a situazioni incresciose che si sarebbero poi ripetute per almeno altri 10 anni in un sali e scendi di episodi che hanno determinato la decisione finale di dare un taglio a quella storia malata nata nella mia adolescenza e continuata per 26 anni.

Il mio corpo assorbiva quel malessere, se ne intossicava e si avvelenava ogni giorno un po' in modo subdolo e silenzioso, senza sintomi fisici se non un'intensa nausea mattutina generata dal timore di sbagliare anche la minima azione quotidiana. Si stava creando un mostro dentro di me, nascosto che cresceva lentamente e minava la mia salute fino ad esplodere aggressivo e maligno nel mio seno destro. Ma questo lo avrei scoperto solo dopo la separazione, anni dopo.

 

ENGLISH

 

 

Those words echoed bleak in the big house in 1600 with walls of stone and brick. It was as if they were amplified by those walls that had once seemed to me the perfect refuge, the “home sweet home” that everyone dreams of having. At that moment, instead, everything seemed motionless, black and dense, without a future, apart from the extraordinary strength of mind I felt growing. 

"What is it? Do you want to be a folk-singer?" He asked, looking me in the eye.

"Yes" I simply replied, with the awareness that followed months of tormented and painful reflections.

I still didn't know how and what I would have done. But I was sure of only one thing: I was no longer afraid.

I had reached the peak of nothing and now something had changed inside me. After years of humiliation suffocated for the quiet life of the family, I finally felt strong and able to face a new life filled with everything I loved and built over 41 years of work and passion for music.

Those words spoken with sarcasm and defiance had come out of my husband's mouth. He had pronounced them when I finally decided to declare that I would never again tolerated the free insults, the beatings hidden for a long time: I was no longer afraid and I was ready to accept the consequences of a radical change.

I also felt an intense suffering for him, who had once been my friend, my confidant and who had become my tyrant. I understood the failure of our marriage and all that we had built working hard and intensely for over 26 years. 

There are people who meet your destiny by chance and arrive at the right time  in your life to offer you a gesture, an idea and suddenly a whole new world or a new opportunity appear in front of you. My Korean friend had taught me a gesture: raise my right hand to face level, hand open with the palm facing towards those who you  wanted to keep away and pronouncing aloud, whatever malice was telling me: "it's not my problem , it's your problem ". That raised hand was a shield, a protective wall that allowed nothing and no one to push me back into that feeling of powerlessness and fear in which I had lived for a long time.

For years I had suffered behind the window, waiting fearfully for the engine of the minivan that came back and parked in front of the house. Dinner had to be ready and everything had to be on the table. If I forgot to bring bread it was because I didn't care to teach kids that bread was essential. In the last three years of marriage almost every night was a nightmare and I saw the faces of my children bent over the plates, sad and frightened.

My great friend Monica once, many years before, had told me that my husband had a knife instead of a tongue and that he used it to humiliate and offend for free. It was true. Several times I had heard him say unrepeatable, offensive and bad things like 'you for me are meat for cemetery' as he had told his father by telephone during a stupid quarrel. Or as he had said to me a few days before my third childbirth, "when that bastard is born, call a cattle car to go to the hospital" by dropping down with a gesture of anger all the books in the wall bookcase we had obtained from the wall in the long corridor that led to the bedrooms in that great house of the seventeenth century of stones and bricks that I had once thought would be my home forever. The reasons for his shooting of anger were often due to stupid reasons such as the lack of toilet paper in the bathroom, the eyebrow tweezers that had not been put back in their place, things of this type. He did not tolerate these carelessness. They had become an obsession.

It was a drama if he forgot to put a handkerchief in his back pocket of his pants and if it happened he blamed me, I was always the cause of his distractions and his "shortcomings".

I remember like it was yesterday the eyes of our firstborn: we were on the freeway in a car lent by a friend because the van was being repaired. We were looking for a second-hand car. It was winter and it was raining heavily. He was driving and my son and I, who was three years old at the time, were sitting in the back. One of his theories was based on the fact that since he was driving I still had to contribute in some way, he didn't tolerate my temporary "doing anything" at that time. So he thought me responsible for the fact that I had failed to understand what exit we had to take to reach the used car dealer that we saw from the freeway. I remember that he started ranting at me insulting me (his favorite expression was Mongoloid) and in doing so he looked at me in the rearview mirror. I turned my face to my son who was sitting next to me on the left. His eyes were terrified and full of tears and I didn't have the courage to say a word. So I put an arm around his shoulders to comfort him by reading an infinite sadness in those corners of his mouth turned downwards and my husband became even more angry, saying that I was gathering against him using the child.

He turned around and we returned home. I felt defeated, my son seemed lost and he was furious. A great resentment and an immense anger that I swallowed almost every day was deposited in some corner of my body.

This state of terror had created in me a complete distrust of myself, incapable of reacting to unpleasant situations that would then be repeated for at least another 10 years in a salts and downs of episodes that led to the final decision to cut that sick history born with a lot of dreams in my adolescence and continued for 26 years turning in a complete nightmare.

My body absorbed that discomfort, it poisoned and poisoned itself every day a little in a subtle and silent way, without physical symptoms if not an intense morning sickness generated by the fear of making mistakes even the slightest daily action. A monster was being created inside me, hidden that grew slowly and undermined my health until it exploded aggressive and malignant in my right breast. But I would have discovered this only after the separation, years later.